"L'uomo che soffre ci appartiene" (GPII)

 



 

TERREMOTO IN NEPAL

Continuano le scosse e sale il bilancio delle vittime. In Nepal la conta delle vittime sale di ora in ora, sono ormai oltre 2300 i morti e decine di migliaia i senza tetto ed i feriti. Il direttore di Caritas Nepal, padre Pius Perumana S.J., ha dichiarato: «Si tratta del peggior terremoto di cui ho mai avuto esperienza; le scosse di assestamento sono state ancora molto forti e da quello che possiamo constatare al momento potrebbe trattarsi di una una situazione di grave emergenza». Tutto il paese è stata colpito, così come India e Bangladesh, seppur in misura minore. Le vie di comunicazione sono quasi completamente bloccate e vi sono aree di cui non si hanno notizie, soprattutto le più remote tra le montagne. Proseguono intense le scosse di assestamento che provocano il crollo degli edifici danneggiati. Il Nepal paga pesantemente condizioni di povertà già diffusa e costruzioni non adeguate all'altissimo rischio sismico che lo caratterizza.

Papa Francesco, informato dell’accaduto, sta seguendo in preghiera e con grande preoccupazione l’evolversi della situazione, partecipando al dolore di quanti sono stati colpiti. E dopo la recita del Regina Coeli della scorsa domenica ha espresso "vicinanza a popolazione colpita" e ha lanciato un appello affinché "abbiano il sostegno della solidarietà fraterna". La rete Caritas, seppur in condizioni difficilissime, continua incessantemente la sua azione con la mobilitazione di altre Caritas e team di esperti in supporto alla Caritas Nepal. La priorità rimane la ricerca dei sopravvissuti e l'assistenza ai senza tetto con beni di prima necessità, soprattutto acqua e materiale igienico sanitario, oltre che tende, coperte e teli per ripari temporanei. Tutto è ancor più complicato dalla fredda temperatura notturna e dalla pioggia. Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo di 100 mila euro e, grazie anche ai suoi operatori nell’area, resta in costante contatto con le Caritas dei paesi colpiti.

La Caritas Diocesana di Crema ha voluto subito farsi prossima alla popolazione colpita dal terremoto inviando un contributo iniziale di 5 mila euro a sostegno delle fasce più vulnerabili come minori, anziani, disabili.

Chiunque volesse sostenere gli interventi a sostegno delle zone colpite dal sisma si possono effettuare donazioni tramite

  • venire direttamente presso i nostri uffici di Piazza Duomo, 27 a Crema
  • effettuare un bonifico bancario su Conto Corrente intestato a Diocesi di Crema - Ufficio Caritas IBAN: IT05K0335901600100000128448 indicando la causale "EMERGENZA NEPAL"

Per maggiori informazioni potete scrivere a mondialita@caritascrema.it

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Tifone Haiyan: un'emergenza umanitaria

caritas manilaDomenica 1 Dicembre
Colletta Nazionale

Il Tifone Haiyan che ha colpito negli ultimi giorni le Filippine, ha lasciato dietro di sé, secondo fonti Caritasdecine di migliaia di morti, feriti, dispersi, probabilmente con numeri molto superiori alle stime attuali. Il disastro si configura pertanto come “un’emergenza umanitaria di massa”, di altissimo livello per devastazione e complessità, vista l’alta densità della popolazione e la vastità del territorio colpito. Moltissime regioni interne non sono ancora state raggiunte dai soccorritori, cosa che fa pensare e rafforza la probabilità che il numero delle vittime e l’entità dei danni siano destinati a crescere.

«Desidero assicurare la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine e di quella regione, che sono state colpite da un tremendo tifone. Purtroppo le vittime sono molte e i danni enormi. Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e cerchiamo di far giungere ad essi anche il nostro aiuto concreto», ha detto domenica scorsa all'Angelus Papa Francesco.

All'appello lanciato da Papa Francesco, ha prontamente risposto Caritas Italiana che ha messo a disposizione 100.000 euro attivando  una raccolta fondi a sostegno degli interventi Caritas nelle zone colpite. La Presidenza della Cei ha stanziato tre milioni di euro dai fondi derivanti dall’otto per mille, da destinarsi alla prima emergenza, sottolineando l'attivazione di Caritas Italiana e le parole del Direttore don Francesco Soddu, circa «l’importanza di un aiuto concreto e immediato». 

La situazione
La regione centrale delle Filippine, il gruppo di grandi isole “Visayas”, già recentemente colpita da un grave terremoto nell’isola di Bohol, è storicamente quella più a rischio sia dal punto di vista della vulnerabilità alle frequenti tempeste tropicali, sia per la scarsa qualità delle abitazioni. Il devastante tifone Haiyan, chiamato localmente Yolanda e definito una tempesta “killer”, ha colpito proprio le isole più povere del gruppo delle Visayas, quelle meno raggiungibili anche logisticamente, Samar in particolare e Leyte. Più di 4 milioni di persone avrebbero perso tutto, dovendo abbandonare le proprie case distrutte e rifugiandosi in ripari di fortuna. Oltre ai drammi vissuti dalla popolazione, i danni alle infrastrutture sarebbero incalcolabili: numerose frane hanno, infatti, distrutto linee elettriche e strade, manca l’acqua potabile in numerose provincie, le comunicazioni sono completamente interrotte in ampie porzioni di territorio.

«La situazione è assolutamente caotica» ha confermato al telefono Fr. Edwin Gariguez, direttore di Caritas Filippine (NASSA), durante una teleconferenza organizzata per fare il punto della situazione. «Si tratta di una catastrofe che ha colpito tutta la parte centrale del paese, e la situazione peggiore è quella delle piccole isole che si trovano sulla rotta del ciclone, con cui è difficile mettersi in contatto». «Attualmente, i bisogni più urgenti sono quelli di cibo, acqua e medicine - ha continuato Fr. Edwin – e nelle parrocchie è già iniziata la distribuzione degli aiuti. Nelle zone colpite la maggior parte delle case sono completamente distrutte e la gente vaga senza meta alla ricerca di un riparo. I cadaveri delle vittime della furia del ciclone sono dappertutto, e si fatica anche soltanto a contarli».

L'azione Caritas
La sede Caritas a Manila è diventato un centro operativo dove 250 volontari sono al lavoro per confezionare pacchi con generi alimentari (soprattutto riso e farina) che vengono poi distribuiti alle famiglie di Leyte. Nelle prossime settimane si prevede di raggiungere con 20.000  pacchi di alimenti altrettante famiglie nelle 9 zone più colpite.

In collaborazione con il CRS della rete Caritas sono già stati distribuiti aiuti, in particolare tende, a 18.000 famiglie sfollate nella zona di Cebu City ed è stato messo a punto un piano di interventi in favore di 100.000 famiglie, 500.000 persone, che prevede alloggi, di emergenza e permanenti, distribuzione di acqua, prodotti per l’igiene, attrezzature per la cucina e generi non alimentari di prima necessità. Inoltre si coinvolgeranno le comunità locali nella pulizia e nella rimozione delle macerie dalle aree colpite.

Ad ogni famiglia vengono consegnati: un kit con 1 materasso matrimoniale, 3 coperte, una torcia con batterie; prodotti per l’igiene (10 saponette da 135 g, 3 pezzi da 480 g di sapone da bucato, 5 spazzolini, 2 tubetti di dentifricio da 150 ml, 2 pacchi di salviette igieniche, 3 asciugamani); una tanica con rubinetto con 20 litri di acqua; un secchio con coperchio da 16 litri; un kit per cucina (5 cucchiai, 5 forchette, 5 piatti e 5 bicchieri in plastica, 1 pentola).

Caritas Italiana nel sollecitare tutti alla solidarietà, invita in particolare le Caritas diocesane a rilanciare l’appello per la raccolta fondi (e non di materiale) e a tenersi in stretto coordinamento con Caritas Italiana per garantire la massima efficacia degli aiuti. Caritas Italiana è attiva da decenni nelle Filippine, in particolarenell’ambito delle ricorrenti emergenze naturali, come terremoti, alluvioni, frane, tempeste e tifoni tropicali. L’intervento si realizza a supporto di Caritas Filippine e in collaborazione con altre realtà locali, lavorando anche nella ricostruzione e nelle fasi successive.

Per sostenere le attività della Caritas nelle Filippine:

  • venire direttamente presso i nostri uffici di Piazza Duomo, 27 a Crema
  • effettuare un bonifico bancario su Conto Corrente intestato a Diocesi di Crema - Ufficio Caritas IBAN: IT87B0306956841000001960101 indicando la causale "Emergenza Filippine"

Terremoto Nord Italia

La Caritas di Crema si è subito attivata nel sostenere le zone terremotate del nord Italia, in coordinamento con Caritas Lombardia e Caritas Italiana

SOSTIENICI

Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite la Caritas di Crema nei seguenti modi:

 - effettuare un bonifico bancario su Conto Corrente intestato a Diocesi di Crema - Ufficio Caritas IBAN: IT87B0306956841000001960101 specificando nella causale “Terremoto Nord Italia 2012”

 - venire direttamente presso i nostri uffici di Piazza Duomo, 27 a Crema

 

segreteria@caritascrema.it - www.caritascrema.it - tel. 0373.256274 - tel. 0373.286175 - fax 0373.203881

Corno d'Africa: fame di pane e futuro

Per domenica 18 settembre 2011 la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto una raccolta
straordinaria in tutte le chiese d’Italia a sostegno delle iniziative di solidarietà della Caritas
Italiana, da mesi mobilitata nel Corno d’Africa e nei Paesi limitrofi colpiti da siccità e carestia.
Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime di
questa emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo
ad altre aree della regione. Sono più di 13 milioni le persone colpite soprattutto in Somalia, Kenya,
Etiopia e sono 750.000 le persone a rischio di morte nei prossimi quattro mesi. Continua l’afflusso di
profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove nelle ultime settimane si sono riversati anche 20.000
rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti scoppiati in alcune aree del paese. Secondo Abba Agos
Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), la carestia rischia già di
essere una grande tragedia dimenticata. «Gli aiuti sono arrivati dopo l’appello che abbiamo lanciato,
soprattutto dalla rete delle Caritas. Il problema non è la quantità, ma la tempestività con cui
giungono le risorse. Un ritardo, in questo momento, può essere fatale per interi villaggi».
Proprio per non dimenticare i fratelli africani nella sofferenza, la CEI ha indetto la raccolta di
domenica 18 settembre 2011. Caritas Italiana finora ha inviato 700.000 euro per sostenere le
azioni delle Caritas dei paesi colpiti che proseguono incessantemente. Oltre agli aiuti concreti ha
lanciato la campagna di sensibilizzazione “Fame di pane e di futuro” mettendo a disposizione
delle Caritas diocesane strumenti per l’approfondimento e l’animazione.
Le somme raccolte nella colletta di domenica saranno utilizzate per tutte le vittime della siccità
soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania.
In Kenya ed Etiopia l’ambito principale di azione, su cui verranno canalizzati i fondi raccolti è l’aiuto
alimentare con la distribuzione di razioni alimentari e l’assistenza nutrizionale e sanitaria a
persone vulnerabili (soprattutto bambini, donne incinte o che allattano, malati, disabili, anziani,
sfollati). Per l’immediato futuro è necessario agire sulla conservazione dell’acqua (pozzi, cisterne e
ripristino di sorgenti; realizzazione di dighe e terrazzamenti), ma bisogna anche dare sostegno alla
ripresa dell’allevamento e dell’agricoltura (distribuzione di animali e foraggio; fornitura di
sementi più resistenti alla siccità e di attrezzi agricoli, cure veterinarie).
Per quanto riguarda la Somalia, Caritas Italiana sostiene, pur nella precarietà della situazione
politica, le attività di Caritas Somalia in varie zone del Paese: distribuzione di viveri a favore di 515
famiglie particolarmente colpite nelle zone circostanti la città di Brava, viveri ed aiuti d’urgenza anche
nel Basso Giuba, a favore di 2730 bambini sotto i 5 anni, 945 donne incinte o che allattano, 670
anziani. È prevista anche la costruzione di un ambulatorio nella zona di Boqoley e la distribuzione di
aiuti in circa 8 campi profughi a Mogadiscio.
Caritas Italiana, nel rinnovare l’appello alla solidarietà, ricorda che la colletta è anche occasione per
un impegno che, oltre l’aiuto d’urgenza, interpelli le coscienze e faccia riflettere sulle cause strutturali
e sulle concause della crisi: meccanismi perversi del sistema economico-finanziario mondiale,
politiche agricole adottate dai paesi colpiti e da quelli più ricchi, incuranza per l’ambiente e il
riscaldamento globale, ma anche il commercio delle armi che alimenta i conflitti e rende ancora più
catastrofico l’impatto delle emergenze naturali.

Per domenica 18 settembre 2011 la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto una raccolta straordinaria in tutte le chiese d’Italia a sostegno delle iniziative di solidarietà della Caritas Italiana, da mesi mobilitata nel Corno d’Africa e nei Paesi limitrofi colpiti da siccità e carestia. Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime diquesta emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo ad altre aree della regione. Sono più di 13 milioni le persone colpite soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia e sono 750.000 le persone a rischio di morte nei prossimi quattro mesi. Continua l’afflusso di profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove nelle ultime settimane si sono riversati anche 20.000 rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti scoppiati in alcune aree del paese. Secondo Abba Agos Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), la carestia rischia già di essere una grande tragedia dimenticata. «Gli aiuti sono arrivati dopo l’appello che abbiamo lanciato, soprattutto dalla rete delle Caritas. Il problema non è la quantità, ma la tempestività con cui giungono le risorse. Un ritardo, in questo momento, può essere fatale per interi villaggi».

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Giappone: l'impegno della Caritas

La situazione resta critica e continua a crescere il bilancio
dei danni e delle vittime. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà.
«Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di Caritas
Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello
nell’enormità dei bisogni, ma c’è anche un  grande senso di unità, di solidarietà, di
condivisione.
A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto
e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è
un riferimento per tutta l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese.
In tutte le parrocchie e in molte scuole cristiane è stata avviata una raccolta fondi da
utilizzare per gli aiuti d’urgenza e, in un secondo momento, nel piano di ricostruzione delle
case colpite. Le diocesi e le congregazioni religiose hanno indicato Caritas Giappone come
referente unitario per le donazioni.
Il potente terremoto ha danneggiato in particolare quattro province nella diocesi di
Sendai: Aomori, Iwate, Miyagi e Fukushima. In quest’ultima è stata danneggiata la
centrale nucleare e c’è grande apprensione per le possibili gravissime conseguenze.
Nella città di Sendai, molti edifici hanno resistito, ma gli abitanti hanno paura e i rifugi
temporanei sono dunque ancora in piena attività. La Caritas continua a fornire beni di
prima necessità anche grazie al sostegno di molti volontari: circa 200 persone sono
attivamente impegnate già dai primi giorni dopo il disastro.
Anche a livello internazionale la mobilitazione è stata grande, a partire proprio dalle
Caritas dell’Asia: Myanmar, Vietnam, Singapore, Macao, Taiwan, ma anche Corea, India e
Pakistan.
Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo ed ha lanciato una raccolta
fondi per continuare a sostenere gli interventi di Caritas Giappone.
Roma, 23 marzo 2011

La situazione resta critica e continua a crescere il bilancio dei danni e delle vittime. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà.

«Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di Caritas Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello nell’enormità dei bisogni, ma c’è anche un  grande senso di unità, di solidarietà, di condivisione.

A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è un riferimento per tutta l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese.

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Corno d'Africa, la fame chiama

Domenica 18 settembre la Giornata di raccolta fondi

Un pressante invito “a dividere il pane con i bisognosi”. Così Benedetto XVI, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha richiamato di nuovo l’attenzione sui “tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni”.
Le stime delle persone colpite dalla terribile siccità che coinvolge la Somalia, l’Etiopia, il Kenya, Gibuti e mette a rischio l’Eritrea, il Sud Sudan, l’Uganda e la Tanzania hanno superato i 12 milioni e le notizie sono sempre più allarmanti.
S.E. Mons. Bertin, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia, parla di situazione disperata e ha sottolineato come la doverosa e urgente solidarietà deve essere accompagnata dall’impegno per risolvere a monte le cause strutturali della crisi in Somalia, abbandonata da due decenni in una situazione di anarchia e conflitto.
Unendosi alle parole del Santo Padre, la presidenza della CEI, a nome dei Vescovi italiani, ha disposto l’immediato stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’8 per mille, a cui Caritas Italiana ha aggiunto un ulteriore contributo di 300.000 euro, e ha lanciato una colletta nazionale con una raccolta straordinaria per domenica 18 settembre 2011, al fine di sollecitare le comunità cristiane e tutti gli uomini di buona volontà ad esprimere fattivamente solidarietà alle popolazioni colpite dalla siccità attraverso gli interventi di Caritas Italiana in collaborazione con le Caritas locali che da mesi sono mobilitate per rispondere ai bisogni.
Le offerte raccolte dovranno essere integralmente inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma, utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su UniCredit Banca di Roma SpA, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119  specificando nella causale "Carestia Corno d’Africa 2011".
Emergenza Corno d'Africa
Un pressante invito “a dividere il pane con i bisognosi”. Così Benedetto XVI, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha richiamato di nuovo l’attenzione sui “tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni”.
Le stime delle persone colpite dalla terribile siccità che coinvolge la Somalia, l’Etiopia, il Kenya, Gibuti e mette a rischio l’Eritrea, il Sud Sudan, l’Uganda e la Tanzania hanno superato i 12 milioni e le notizie sono sempre più allarmanti.
S.E. Mons. Bertin, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia, parla di situazione disperata e ha sottolineato come la doverosa e urgente solidarietà deve essere accompagnata dall’impegno per risolvere a monte le cause strutturali della crisi in Somalia, abbandonata da due decenni in una situazione di anarchia e conflitto.Manifesto Caritas Italiana
Unendosi alle parole del Santo Padre, la presidenza della CEI, a nome dei Vescovi italiani, ha disposto l’immediato stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’8 per mille, a cui Caritas Italiana ha aggiunto un ulteriore contributo di 300.000 euro, e ha lanciato una colletta nazionale con una raccolta straordinaria per domenica 18 settembre 2011, al fine di sollecitare le comunità cristiane e tutti gli uomini di buona volontà ad esprimere fattivamente solidarietà alle popolazioni colpite dalla siccità attraverso gli interventi di Caritas Italiana in collaborazione con le Caritas locali che da mesi sono mobilitate per rispondere ai bisogni.
Per sostenere tale progetto potete:
  • venire direttamente presso i nostri uffici di Piazza Duomo, 27 a Crema
  • effettuare un bonifico bancario su Conto Corrente intestato a Diocesi di Crema - Ufficio Caritas IBAN: IT87B0306956841000001960101 indicando la causale "Carestia Corno d’Africa 2011"
Le offerte raccolte verranno versate a Caritas Italiana. Per avere maggiori informazioni clicca qui.

Nord Africa: cresce l'emergenza

Caritas Italiana continua a sostenere gli interventi della Chiesa in Libia
e in tutta l’area nordafricana.
«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli.
Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile».  È quanto ci ha detto S.E. Mons.
Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni.
Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili.
Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare  «commossa vicinanza», ha
chiesto  «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e
sull’intera regione nordafricana».
A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento
con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati
che si sono messi a disposizione. Padre Sandro De Pretis, sacerdote trentino rientrato in Libia
poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto
eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose –
dice padre De Pretis – altri sono stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora
più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli stessi libici».
Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e
bombardamenti, sia a Tripoli che a Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono
accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità
e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano
impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto,
nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata.
Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre
Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano
arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che
di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo
bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella
distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché
sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff
Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad
attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di
molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.
Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne
sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale
difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata
per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.
Roma, 21 marzo 2011

Caritas Italiana continua a sostenere gli interventi della Chiesa in Libia  e in tutta l’area nordafricana.

«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile».  È quanto ci ha detto S.E. Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni.  Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili. Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare  «commossa vicinanza», ha chiesto  «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana».

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