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img_ZeroPoverty_RingIntrodurre una forma di Reddito minimo garantito. Anche in Lombardia, regione in cui vive quasi un sesto della popolazione italiana. La richiesta è stata avanzata dal direttore di Caritas Ambrosiana e delegato regionale, don Roberto Davanzo, a nome delle dieci Caritas diocesane lombarde, durante il convegno "Cancellare la Povertà. Una sfida per l'Europa", presieduto dal vescovo di Lodi e Presidente di Caritas Italiana, mons. Giuseppe Merisi, e svoltosi a Milano il 12 marzo per lanciare in regione la campagna europea "Zero Poverty".

«Il 2010, proclamato dalle istituzioni comunitarie Anno Europeo di lotta alla povertà, può rappresentare il tempo propizio per un profondo ripensamento in Italia del sistema di welfare, affinché vengano estese le tutele a coloro che sono i più esposti ai rischi di impoverimento e, paradossalmente, nello stesso tempo, anche i meno garantiti», ha asserito don Davanzo.

Le Caritas lombarde propongono di introdurre in regione uno strumento presente in tutti i Paesi della vecchia Europa a 15 (tranne Grecia e Italia), in vigore nelle province di Bolzano e Trento, in Val d'Aosta, Campania, Basilicata e Puglia e ultimamente introdotto anche in Lazio. «Sono iniziative limitate dalla mancanza di un quadro di riferimento nazionale, ma rappresentano passi significativi - ha riconosciuto don Davanzo -. Sarebbe auspicabile che anche la Lombardia adottasse una forma di sostegno estesa a coloro che oggi non possono godere di alcun aiuto pubblico. La nostra regione potrebbe dare un segnale forte al governo nazionale; noi siamo pronti a fare la nostra parte, perché il provvedimento non si riduca a una elargizione di denaro, ma sia inserito in un percorso di accompagnamento, ascolto e vicinanza alle persone che attraversano passaggi delicati della loro vita».

Le Caritas lombarde hanno in animo di attivare un gruppo di studio per formulare proposte concrete sull'argomento. Secondo Marco Revelli, presidente della Commissione di indagine sull'esclusione sociale, intervenuto al convegno, «l'esperienza europea offre un ampio ventaglio di modelli e possibilità». Tutti gli strumenti adottati, anche molto diversi tra loro, «hanno dimostrato una indubbia efficacia nel ridurre l'incidenza della povertà relativa, sommando i vantaggi di un sistema di tutela universalistico, perché rivolto a tutti, e di uno selettivo, cioè concesso a determinate condizioni di reddito e lavoro».

L'economista Tito Boeri ha affrontato la questione dei costi. «Alcune stime, probabilmente in eccesso - ha sottolineato -, dicono che se introducessimo in Italia un reddito minimo garantito di 400 euro spenderemo tra i 3 e i 7 miliardi di euro. Un costo eccessivo? No: questa misura potrebbe anzi essere un'occasione per razionalizzare il sistema italiano degli ammortizzatori sociali, tra i meno efficaci in Europa».

Tratto da ItaliaCaritas di Aprile 2010