Albania 2013 - Un’esperienza che ti fa dire, in maniera seria e sincera, que Viva la Vida!

Come Nico, quest’estate ho partecipato al secondo campo della Caritas di Crema a Bajze, dopo quello dell’anno scorso. Ma ero stato in Albania anche nel 2011, a Scutari.
Dopo 3 anni, la cosa che ti colpisce è che l’esperienza non è affatto ripetitiva.

Le emozioni, enormi, non si limitano a replicarsi, ma riescono a rinnovarsi con vigore e forme nuove. Da una parte l’attività coi bambini: giochi, laboratori, ma anche il semplice tempo speso insieme nei momenti di pausa. Ogni volta, capisci sempre più chiaramente quanto spendersi per l’allegria di chi, senza colpe, vive in un angolo sfortunato di Europa sia qualcosa che ti valorizza, ti fa sentire pienamente umano.
Poi c’è il rapporto con i ragazzi albanesi, quasi nostri coetanei, che ci aiutano nelle attività. Con loro si diventa amici, perché sono i compagni della nostra vacanza. Da un anno all’altro, approfondisci la loro conoscenza, e il gruppo si fa più affiatato. Siamo andati al mare, a giocare a calcetto, a farci qualche aperitivo, come sempre: ma ti accorgi che la sintonia e la complicità crescono, e con esse lo stare bene insieme.

Infine, aggiungi qualche pensiero alle riflessioni che ti fanno valutare la tua opera. In due settimane, non cambiamo la vita di questi bambini e di questi ragazzi. O almeno, non da un punto di vista materiale. Credo, invece, che uno dei nostri obiettivi sia quello di trovare dimora nel cuore e nella memoria di coloro a cui è stata rivolta la nostra opera, perché se ne mantenga un ricordo; il ricordo di chi ha ritenuto giusto dedicare tempo e risorse per far divertire chi ha meno possibilità, scoprendo che, così facendo, il divertimento raddoppia, per tutti. E magari, quando saranno grandi, i nostri compagni di esperienza tramanderanno i giochi che facevano con noi ai loro figli, raccontandogli che degli italiani, tante estati prima, venivano a far giocare loro quando erano piccoli, chiedendo, in cambio, solo abbracci e sorrisi.

Jacopo