Albania 2012 - GREST...in Albania!

Penso che se ne avessi la possibilità mi dilungherei oltre la misura nel raccontare la bellissima esperienza che ho vissuto quest’estate in Albania. Potrei raccontare di come è stata la convivenza con 14 splendide persone partite con me da Crema, che mi hanno fatta sentire subito come a casa, che in realtà non erano molto diverse da quelle che mi hanno coinvolta per anni anche qui a San Carlo.

Ma quello che vi voglio raccontare  è come ci si sente là, in un paese parecchio lontano, e che cosa un’esperienza così forte può cambiare dentro una ragazza.

Parto da una provocazione che ci facevano i ragazzi di Bajze, la città dove alloggiavamo noi, quando ci vedevano tristi prima della partenza: “ Perché piangete? Voi tornate a casa, andate a stare meglio, perché siete tristi? Qui non avete niente”. Al momento, forse, tutti abbiamo dato delle risposte scontate, banali. Poi invece torni a casa e ti metti a pensare al perché solo all’idea di tornare ti veniva il magone.

La verità è che lì ti senti indispensabile per quei bambini. Ci aspettavano tutte le mattine, sotto il sole, anche per mezz’ora se eravamo in ritardo, e appena vedevano arrivare la macchina ci correvano incontro, felici, con un sorriso immenso e non vedevano l’ora di cominciare a giocare. Potevamo fargli far e un gioco anche per sei volte di seguito e non si stancavano mai. Gli abbracci, i disegni, e i loro tentativi di insegnarci l’Albanese erano davvero i momenti più appaganti della giornata. I bambini là non potevano “permettersi” di annoiarsi, tornati a casa non avevano Playstation, Nintendo o probabilmente palloni ad aspettarlo… non avevano niente. E si godevano appieno tutte le 5 ore che passavamo con loro.

Lo stesso per gli animatori di Bajze che ci aiutavano con i bambini. Saltato l’imbarazzo del primo giorno, che penso, si sarebbe creato, anche se avessimo incontrato un gruppo di ragazzi italiani, abbiamo subito stretto dei bei rapporti di amicizia; sono stati un prezioso aiuto per la traduzione e l’organizzazione delle attività sul posto. Nonostante l distanza continuiamo anche adesso a sentirci tramite Facebook.

E così ti saltano alla mente le cose che ti dicevano le persone prima di partire per queste due settimane: “Ma sei sicura? Ma tu sei pazza, perché vai in un posto come l’Albania? Chissà cosa trovi là!”.

È vero, qui a Crema non sono abituata ad avere le mucche e le capre che girano per il giardino, oppure andare al Grest e dover portare l’acqua perché i bambini non possono permettersi di portare neanche quella, ma nonostante questo la verità è che non siamo stati noi che ci siamo adattati al loro “stile di vita”, ma sono loro che a tutti i costi hanno voluto farci sentire a casa.

E così capisci che ci sono un sacco di pregiudizi infondati verso certe popolazioni straniere, e che se uno volesse proprio vede, in realtà non siamo poi così diversi da loro.

Erika Tacchini

Essere comunità: parrocchia di San Carlo

Dicembre 2012